CACAO …………CHE MERAVIGLIA !!

cacao-cioccolato

Cacao e cioccolata non sono la stessa cosa; il cacao è la spezia che da al cioccolato il sapore caratteristico ed un quadratino di cioccolato è tanto più salutare  quanto più cacao contiene. Detto e chiarito questo importante punto passiamo ad esplorare le virtù e le controindicazioni di questa straordinaria spezia. E’ una delle più ricche di flavonoidi, molecole vegetali che contribuiscono a proteggere il cuore in molti modi, contrastando i radicali liberi che danneggiano le cellule, preservando il DNA, prevenendo la formazione di placche ateromatose, migliorando la circolazione del distretto cardiaco, abbassando la pressione arteriosa e prevenendo la formazione di coauguli  che possono provocare infarto ed ictus. Numerosi autori fra quali Bonnameraux e Goffart, hanno segnalato la capacità di due alcaloidi contenuti nel cacao (teobromina e caffeina) di inibire la colinesterasi. Per la sua ricchezza in Potassio, Fosforo, Ferro e Magnesio, quest’ultimo sinergico con le vitamine del gruppo B, D ed E, il cacao svolge un’azione antinfiammatoria, aumenta il tono generale dell’organismo e del sistema nervoso, elimina la stanchezza avendo nello stesso tempo un effetto miorilassante, sedando l’ipereccitabilità neurologica in quanto contiene notevoli quantità di triptofano che come sapete è il precursore della serotonina. Ma perché le arterie adorano il cacao ? L’elevato contenuto di flavonoidi  del cacao protegge le cellule epiteliali che rivestono la parete interna delle arterie. Tali cellule producono ossido di azoto, un composto chimico fondamentale per il benessere, il nutrimento e l’elasticità delle arterie. L’ossido di azoto rilassa e dilata i vasi sanguigni, favorendo il flusso ematico e abbassando di conseguenza la pressione; inoltre impedisce alle piastrine di aggregarsi, prevenendo in tal modo la formazione dei coaguli responsabili di infarti ed ictus. L’ossido di azoto, ostacola la formazione di placche da parte delle cellule della muscolatura liscia elle arterie e contribuisce anche a ridurre la placca una volta formatasi; inoltre l’ossido di azoto svolge una funzione importante non soltanto a livello cardiaco, ma partecipa anche alla regolazione dell’insulina, l’ormone che convoglia il glucosio dal sangue alle cellule.  Vogliamo parlare poi delle calorie ? Ebbene sappiate che un cucchiaio di cacao ( utilizzato in molti studi di ricerca ) contiene meno di 1 grammo di grassi e approssimativamente 1,8 grammi di flavonoidi e meno di 30 calorie totali. Anche i pazienti diabetici possono giovarsi del cacao o del cioccolato amaro, non di quello al latte, che oltre ad essere ricco di galattosio contiene anche degli zuccheri aggiunti. Nelle altre patologie il cacao è usato nella bioterapia nutrizionale per stimolare la fase progestinica del ciclo ormonale femminile e nelle terapie antidepressive dove viene viene sfruttata la sua caratteristica di possedere importanti quantità di triptofano.  Controindicazioni : deficit della funzione renale, iperuricemia e predisposizione a formare  calcoli.

I FIORI DI BACH

Fiori di Bach

Nel 1933 un brillante medico, il Dr. Edward Bach, pubblicava queste parole: tutte le persone ammalate sappiano questo; “ la malattia non avrebbe mai ottenuto il potere che ha, se l’essere umano non avesse abbandonato la protezione naturale contro di essa, vale a dire non avesse abbandonato l’usanza di usare contro di essa le erbe guaritrici del campo”. Una splendida definizione che racchiude tutta l’essenza della natura, madre dell’essere umano, sempre pronta ad  accorrere in suo aiuto in caso di bisogno e a proteggerlo quotidianamente dalle insidie della vita.

Egli si riferiva ovviamente in primo luogo ai suoi fiori, dotati di una forza inspiegabile, specifici per ogni disagio, ma di riflesso citava tutta la fitoterapia, in quanto la cura dei disturbi con le erbe medicinali risale alla notte dei tempi. I fiori di Bach, vengono utilizzati in una particolare area clinica che si discosta molto da quella della fitoterapia classica, la quale prende in esame estratti di piante che vengono somministrati in modo ponderale, ossia dose dipendenti, collegando l’attività terapeutica alla quantità di estratto ingerito e alla sua concentrazione, come avviene per i farmaci tradizionali. Il meccanismo dei fiori di Bach è totalmente diverso, in quanto, anche se si utilizzano sempre fiori, sia va a riequilibrare il livello energetico della persona, attraverso la somministrazione sub-linguale di poche gocce del fiore specifico per il disagio che si vuole eliminare. Questo meccanismo di azione non è ancora noto nel dettaglio, pertanto la tradizionale scienza medica non riconosce gli effetti terapeutici di questi fiori, ma fortunatamente, non tutti i medici sono uguali e numerosi specialisti, illuminati, primi tra tutti molti pediatri, utilizzano i fiori di Bach nella loro attività quotidiana con straordinari risultati. Nell’ultimo ventennio molti lavori scientifici clinici si sono susseguiti, oltre a quelli sull’età pediatrica anche quelli sull’età geriatrica, quelli applicati all’utilizzo in psichiatria, quelli applicati alla psicoanalisi, all’uso topico dei fiori di Bach per problematiche sulla pelle, come ausilio nelle terapie ambulatoriali antalgiche, in odontoiatria e in ortopedia per correggere difetti di postura, ecc. ecc. L’approccio emozionale al trattamento dei disturbi della persona, a mio avviso, è uno stumento importante nelle mani sapienti dello specialista clinico, che può fare la differenza tra l’insuccesso della terapia farmacologica ed il successo magari di una terapia alternativa o combinata, ed il rifiutare a priori evidenze cliniche importanti, soltanto perchè non supportate da protocolli clinici ripetitivi è a dir poco limitativo. Nel nostro universo, vi sono moltissimi fenomeni che non riusciamo a spiegare, ma non per questo dobbiamo distogliere la nostra attenzione a quello che ci accade accanto. Anche per i fiori di Bach, come anche per i prodotti fitoterapici, è molto importante la qualità del prodotto che si acquista, infatti i fiori devono essere preparati in un certo modo affichè funzionino bene ed in commercio vi sono molti prodotti che non funzionano perchè sono stati preparati con metodiche “fai da te” e non seguono il protocollo di preparazione indicato dal Dr. Bach. Pertanto, se dovete provare un fiore o una miscela di fiori e non vedete alcun risultato, assicuratevi di due cose: la prima è che via stata fatta un’analisi corretta e che vi siano stati indicati i fiori giusti per il vostro problema, la seconda è di avere acquistato i fiori colti nei luoghi di origine e prodotti con metodica indicata dal dr. Bach.

I fiori di Bach, sono un rimedio potente per affrontare delicatamente problematiche anche consistenti che causano disagi alla persona; è importante dire che non sono noti in letteratura effetti collaterali, anche per utilizzo degli stessi per periodi prolungati !!

Dei fiori di Bach ci sarebbe da parlare per settimane intere e non è possibile affrontare un lavoro organico in un solo articolo pertanto io consiglio a tutte le persone che vogliono approfondire l’utilizzo dei fiori per il loro benessere e quello dei loro cari di documentarsi sia su pubblicazioni internazionali pubblicate sia su riviste scientifiche specializzate o su siti come “PubMed” o consultando i lavori dei congressi come quelli dell’ A.M.I.F.

Sperando di aver contribuito alla divulgazione delle proprietà di questi particolari prodotti della natura, resto a disposizione per quanti volessero fare domande o avere chiarimenti in proposito.

 

NUTRIZIONE E PRESTAZIONE DELL’ATLETA

Nutrizione &  Prestazione

E’ ormai noto e ben documentato da tempo che la prestazione sportiva dell’atleta può essere notevolmente influenzata da una adeguata nutrizione.
Nell’anno 2009, l’American Dietetic Association (ADA) e l’American College of Sports Medicine (ACSM) hanno revisionato le attuali conoscenze circa il ruolo della nutrizione sulla prestazione atletica e nel documento finale “ Joint position statement on Nutrition and Athletic Performance “ hanno fornito le motivazioni e le indicazioni pratiche della scelta dei nutrienti, delle bevande, della distribuzione dei pasti e dell’eventuale uso di integratori al fine di raggiungere e mantenere una buona forma fisica, migliorando la prestazione sportiva.
E’ bene dire subito che formulare un programma nutrizionale idoneo per migliorare la prestazione sportiva non è una cosa semplice e richiede l’analisi di molte variabili che vanno dal tipo di sport praticato, alle ore di allenamento durante la giornata, alla frequenza degli allenamenti, se lo sport è praticato a fine dilettantistico o da professionista, l’eta dello sportivo, la costituzione fisica dello sportivo, ecc. ecc. Comunque, a prescindere da tutte queste variabili, dato la prestazione sportiva è un lavoro, quindi Forza x Spostamento, questo è in stretta relazione con l’energia che deve essere fornita al corpo sotto forma di carboidrati e il loro utilizzo per l’attività fisica.
La nutrizione per lo sportivo necessità di tre importanti step : la dieta prima dell’attività sportiva, durante l’attività e dopo. Nelle 3-4 ore che precedono un impegno sportivo di lunga durata (gara o allenamento) per rispondere alla elevata richiesta energetica, è di fondamentale importanza l’assunzione di bevande ed alimenti; infatti in queste ore, il consumo di un pasto o di uno spuntino, serve a fornire glucosio per l’attività che si andra a fare, serve inoltre a ritardare la sensazione di fatica, prevenire la disidratazione e ridurre il senso di fame. Tutte queste cose insieme contribuiscono ad aumentare la prestazione atletica. Durante la fase di attività sportiva, la cui durata è superiore ad un ora, oltre alla preparazione nutrizionale di cui ho accennato, prima dell’allenamento, è molto importante assicurare allo sportivo l’adeguato rifornimento di riserve energetiche glucidiche e fluidi per evitare l’esaurimento del glicogeno disponibile con conseguente ipoglicemia.Questa assunzione è particolarmente critica quando gli allenamenti vengono eseguiti al mattino, poiché, dopo il digiuno notturno e specialmente in mancanza del pasto pre-gara, le scorte di glicogeno sono ridotte al minimo, rispetto ad altri momenti della giornata; tra l’altro, l’ipoglicemia, derivante dalla carenza di carboidrati, potrebbe essere uno dei fattori coinvolti nella comparsa del senso di fatica. Anche le perdite di elettroliti, se non controllate, possono avere effetti negativi sulla prestazione atletica; infatti durante l’allenamento o la gara, le contrazioni muscolari e l’aumento del metabolismo, generano calore interno al corpo; quest’ultimo, per contrastare l’aumento della temperatura, mantiene l’omeostasi interna attraverso l’aumento della sudorazione.
Al termine di una attività sportiva, inizia la fase di recupero, in cui è necessario fornire all’atleta cibo e bevande opportune per reintegrare carboidrati, proteine e fluidi. In questa fase, per ripristinare in maniera rapida ed efficiente le riserve di glicogeno epatico e muscolare è importante assumere carboidrati immediatamente dopo la fine dell’esercizio; infatti la quantità di glicogeno muscolare costituisce un fattore chiave nel buon esito di un allenamento o gara, in modo particolare per gli sportivi che si sottopongono regolarmente ad un allenamento intenso, a tornei o competizioni in cui tra una prestazione e l’altra si hanno solo uno o due giorni di recupero.
Questi accenni, sull’importanza della nutrizione nell’attività sportiva, vogliono rendere consapevoli tutte le persone che iniziano ad avvicinarsi ad una attività fisica regolare e continuativa, e che vogliono migliorare il loro benessere a tutti i livelli. Allo stesso tempo si vuole anche dare un senso logico alla nutrizione in merito alle varie attività sportive, esortando i principianti a non nutrirsi in modo casuale ed a volte dannoso per la propria salute, ma ad affidarsi a persone preparate che possono dare un valido supporto per una nutrizione adeguata, sia al tipo di attività motoria praticata, che alla vita di tutti i giorni. Buon allenamento a tutti !!

L’Osteoporosi

Osteoporosi…..molti non sanno che l’osteoporosi, è un disturbo sistemico e progressivo dello scheletro, che solitamente interessa le persone sopra i 50 anni di età (anche se può presentarsi a soggetti più giovani ) caratterizzato da una ridotta massa ossea ed alterazioni della micro architettura del tessuto osseo, con conseguente ridotta resistenza ed aumento della fragilità dell’osso stesso, che predispongono la persona ad un aumentato rischio di fratture ( soprattutto a carico del femore , delle vertebre e degli avambracci ) e colpisce circa l’80 % delle donne ed il 20% degli uomini. L’osteoporosi può essere primaria ( post-mestruale o senile ) o secondaria ( dovuta ad abuso di farmaci cortisonici, malassorbimenti intestinali, malattie infiammatorie intestinali, epatopatie, ipertiroidismo, insufficienza renale, carenze nutritive, ecc.).
Per combattere la demineralizzazione ossea, con rimedi naturali, vi sono tre importanti punti da seguire con perseveranza :
1) nutrizione corretta
2) integrazione mirata
3) attività fisica
Ma analizziamo singolarmente ogni punto :

Nutrizione corretta
E’ sempre alla base di ogni trattamento naturale e deve essere particolarmente attenta alla qualità degli alimenti ed al corretto bilanciamento degli stessi. Infatti la matrice minerale delle ossa necessita di un supporto proteico, pertanto è importante bilanciare nei tre pasti principali le proporzioni di carboidrati, proteine e lipidi per evitare che una alimentazione carente di proteine favorisca l’impoverimento minerale osseo.
Ma anche una nutrizione iperproteica è uno dei fattori che è stato vito incidere negativamente sulla patogenesi dell’osteoporosi, pertanto diventa importante
la qualità e la quantità delle proteine introdotte con l’alimentazione e in ordine di importanza vanno consumate, proteine nobili, del pesce, della carne bianca e delle uova fresche. Un ruolo fondamentale viene invece svolto dalle verdure soprattutto quelle a foglie verdi che offrono una protezione significativa contro l’osteoporosi.
Vanno evitate tutti i cibi e bevande contenenti basso apporto di Calcio e alto apporto di Fosforo, una dieta troppo acida, elevato consumo di sale e una nutrizione deficitaria di minerali.
Inoltre in relazione alle ultime conoscenze scientifiche in materia di osteoporosi, sembra che l’infiammazione rivesta un ruolo importante nella patogenesi del problema, quindi risulta opportuno quando si consuma il pesce indirizzarsi maggiormente verso i pesci dei mari del nord come i salmoni, gli sgombri, le aringhe, o verso il pesce azzurro del nostro mediterraneo, che contengono buone quantità di proteine omega 3 e omega 6 , che sono degli ottimi antinfiammatori naturali.
Inoltre è importante, parlando di alimentazione specifica, evitare tutti quei cibi che provocano acidosi nei tessuti, la quale risulta essere fortemente demineralizzante.
Integrazione mirata

Dopo attenta valutazione della Mineralometria Ossea Computerizzata ( MOC ), se necessaria, l’integrazione naturale prevederà l’introduzione giornaliera di Calcio Carbonato insieme alla vitamina D3 (Colecalciferolo), di Silicio organico , Magnesio Boro e microelementi quali Manganese e Zinco.
E’ possibile, in questo disturbo, anche un approccio fitoterapico utilizzando l’equiseto, una pianta specifica per questa problematica essendo ricca di Silicio.

Attività fisica
L’esercizio fisico regolare è riconosciuto universalmente come uno dei punti fondamentali nei programmi di intervento nella gestione della “ salute ossea “.
Esso aumenta la massa ossea nella popolazione femminile in pre/post menopausa, sia in persone con densità ossea normale, che osteopeniche, od osteoporotiche, inoltre riduce efficacemente il consumo di analgesici, migliora la qualità della vita ed l’abilità funzionale nelle attività della vita quotidiana.
Il meccanismo preciso non è noto, ma il presupposto specifico su cui si fonda la teoria è che l’attività fisica migliora il trofismo e quindi la densità ossea sta nell’osservazione che il carico meccanico sull’osso determina un aumento della massa ossea tramite un effetto piezoelettrico, insieme ai fattori di contrazione muscolare , variazioni circolatorie, respiratorie e ormonali.
Per gli esercizi specifici di questo disturbo, data anche l’età media delle persone che ne necessitano, è necessario farsi seguire da personal trainers qualificati.

 

IL CUMINO

Cumino
Cuminum cyminum, questo è il nome botanico della pianta da dove prendono origine i pregiati semi. E’ una spezia dall’aspetto molto dimesso, passa quasi inossevata, semini marroncini un po’ smorti, non piacevole al tatto e un po’ troppo oleoso e se vogliamo parlare del sapore tal quale, risulta amaro e con quel non so che di stantio, con un odore che ricorda il pino vecchio ammuffito.
Ma quando questa spezia entra in pentola, subisce una trasformazione come quella di Cenerentola, l’odore diventa pungente e l’amaro si ammorbidisce trasformandosi in un aroma ricco e singolare, che riporta alla mente il profumo di una taverna messicana, conferendo al cibo una inebriante vivacità. L’aroma del cumino non è paragonabile a niente altro, poiché è ricco di una sostanza denominata “cuminaldeide” una molecola con proprietà medicinali estremamente attive.
Il diabete è una patologia, caratterizzata da livelli cronicamente elevati di glucosio nel sangue. Tale “inondazione “ danneggia i vasi sanguigni di tutto l’organismo contribuendo ad aumentare il rischio di patologie cardiovascolari, cecità e patologie renali. Nell’ambito di un lavoro scientifico condotto in India su animali di laboratorio affetti da diabete di tipo 2, trattati una parte con cumino e una parte con glibenclamide (un farmaco ad azione ipoglicemizzante) si è visto che entramdi riducevano i livelli di colesterolo e trigliceridi ( tipicamente alti nei diabetici) e che entrambi i gruppi trattati registravano un calo significativo della glicemia (emoglobina glicosilata). Alla fine del lavoro i ricercatori hanno concluso sulla rivista Pharmacological Research che l’integrazione di cumino si è rivelata più efficace della glibenclamide nel trattamento del diabete mellito.
Inoltre le persone affette da diabete presentano una percentuale di rischio superione al 60% di sviluppare cataratta, vale a dire l’opacizzazione del cristallino, che offusca la visione. Uno studio condotto sempre in India sua tale problematica ha evidenziato che la somministrazione di cumino in polvere in ratti diabetici ritardava la progressione della comparsa della cataratta. E’ stato inoltre evidenziato dagli scienziati dell’Istituto Nazionale di Nutrizione Indiano che il cumino, insieme alla cannella, pepe nero e tè verde, riducono dal 40% al 90% la formazione di prodotti finali di glicazione avanzata, che sono i fattori che scatenano le complicanze del diabete.
Il cumino è stato anche studiato per la protezione delle ossa, per la sua particolarità di contenere, come le proteine della soia, i fitoestrogeni, capaci di arrestare la perdita di minerali all’interno delle ossa. Da studi clinici condotti è risultato che l’effetto osteoprotettivo della spezia era paragonabile a quello di un ormone denominato estradiolo, comunemente usato in questa patologia, fino a quando la scienza ha scoperto che incrementava cardiopatie e tumori mammari.
Pertanto a conclusione dei lavori svolti, gli esperti hanno dichiarato che il cumino può contribuire ad arrestare la perdita ossea nelle donne in menopausa, indicando anche la spezia un candidato potenziale nello sviluppo di nuovi approcci fitoterapici.
In fitoterapia è utilizzato in associazione con altre spezie per combattere flatulenza e irritazione intestinale; da segnalare infine, che gli olii essenziali volatili all’interno della spezia e il ricco contenuto di vitamine C ed A lo rendono un potente agente antiossidante e una efficace arma contro il cancro; infatti studi condotti su animali hanno evidenziato che previene la formazione di tumori del colon in ratti nutriti con sostanze cancerogene, riduce il rischio
Sicuramente una spezia da riscoprire alla luce di quanto sappiamo in più oggi rispetto al passato , per la nostra salute e quella dei nostri cari.

 

 

LE BACCHE DI GOJI : UN RIMEDIO DA USARE CON CAUTELA

Bacche di Goij

Fin dall’inizio di questo secolo, succo di frutta e bacche di Goji vengono venduti come prodotti biologici nei paesi occidentali ed elogiati nella pubblicità e nei mezzi di comunicazione per ottenere il benessere e come un rimedio anti-invecchiamento. La popolarità dei prodotti di Goji è cresciuta rapidamente negli ultimi anni grazie alle strategie di un marketing efficiente. Goji è un nome relativamente nuovo dato alle piante di Lycium barbarum e Lycium chinense, che sono due specie con una lunga tradizione di utilizzo sia come medicinali e sia come cibo in Asia orientale e in particolare in Cina. Mentre solo Lycium barbarum è considerata dalla farmacopea cinese una pianta officinale , entrambe le specie sono utilizzati nella medicina popolare cinese come rimedi da oltre 2000 anni.
Da considerare che le bacche vengono mangiate crude o bevute come un succo di frutta. Possono anche essere elaborate in compresse, polveri e tinture. Il dosaggio consigliato di bacche essiccate varia tra 5 e 12 g al giorno. Bacche di Goji sono utilizzate nella medicina tradizionale cinese come tonico delicato Yin, arricchendo di nutrimento fegato, reni e polmoni. Le indicazioni cliniche per il loro utilizzo vanno dalla visione confusa e diminuita acuità visiva, sterilità, dolore addominale, tosse secca, affaticamento e mal di testa. Le bacche sono anche elogiate nella medicina popolare cinese come un mezzo per aumentare la longevità e contro capelli grigi comparsi prematuramente. Di fatto in tutte queste considerazioni si evidenzia il loro potere energico come antiossidanti.
Dal punto di vista della composizione biochimica i polisaccaridi rappresentano quantitativamente il più importante gruppo di sostanze nel frutto di Lycium barbarum. I dati quantitativi nella letteratura divergono considerevolmente nei vari articoli, ma una resa pari al 23%, di polisaccaridi è stata ottenuta dalla frutta secca dopo l’ottimizzazione delle condizioni di estrazione e può essere considerata come un valore affidabile. Un secondo grande gruppo di metaboliti presenti nei frutti sono i carotenoidi, con il contenuto che aumenta durante il processo di maturazione. La Zeaxantina dipalmitato è il componente predominante che rappresenta il 56% dei carotenoidi totali nel frutto. Il palmitato di β-criptoxantina, monopalmitato di zeaxantina e β-carotene sono anche presenti.
Per quanto riguarda i semi, contengono zeaxantina (83%), β-criptoxantina (7%), β-carotene (0,9%), mutatoxantina (1,4%), così come alcuni carotenoidi minori che non sono state definitivamente identificati. Inoltre i frutti contengono vitamine, in particolare riboflavina, tiamina e acido ascorbico, insieme ad un precursore glucosilato di quest’ultimo. Il contenuto di vitamina C è di
42 mg/100 g di frutto ed è paragonabile a quello del limone fresco; inoltre contengono calcio, potassio, ferro, zinco, selenio e vitamina B2.
Le proprietà delle bacche, citate dalla letteratura, non tutte confermate da studi clinici, sono : oltre alle proprietà antiossidanti, anche immunomodulanti, antitumorali, neuroprotettive, antiglicemiche, epatoprotettive, antiosteoporotiche e antistress.
Ovviamente, vi  anche controindicazioni all’utilizzo per persone che fanno uso di farmaci per la regolazione della pressione, che usano anticoagulanti e antiaggreganti, che assumono farmaci per il diabete ed infine per le persone con rinite allergica.
Comunque, anche chi utilizza farmaci diversi da quelli indicati, dato che le bacche di Goji interferiscono con il citocromo P450 che metabolizza tutti i farmaci, queste devono essere consumate lontano dall’assunzioni dei farmaci stessi.
Concludendo, data la grande domanda europea, attualmente le bacche di Goji vengono coltivate in molte realtà orientali, facendo largo uso di pesticidi e altri veleni industriali, pertanto diventa importante per il consumatore trovare una fonte di approvvigionamento certificata che assicuri un prodotto biologico privo di composti chimici nocivi alla salute umana.

IL LIMONE

LIMONE

Citrus limonum, questo è il nome botanico del limone comune, che è originario dell’estremo oriente,

ed in particolare dell’ India e Cina. E’ una pianta molto delicata, sensibile alle escursioni termiche e all’umidità, pertanto le zone ottimali per la sua coltivazione sono le aree costiere governate da un clima secco e caldo. Si presenta come una pianta vigorosa e fiorendo in continuazione può presentare contemporaneamente fiori e frutti. Dal punto di vista nutrizionale sono tante e  straordinarie le proprietà del limone, a cominciare dalla consistente presenza della Vitamina C e dell’Acido Citrico a fronte di un ridotto contenuto di zuccheri (( è in assoluto il frutto meno calorico (11 calorie per 100 gr )), pertanto è particolarmente indicato per i soggetti diabetici e per persone che seguono diete ipocaloriche.

Molti hanno l’idea che il limone sia un alimento acidificante, ma la convinzione è decisamente errata, infatti i composti acidi del limone, una volta entrati nell’organismo vengono ossidati e i sali che si formano danno origine ad una idrolisi basica, infatti nella medicina antica veniva prescritto  un cucchiaino di succo di limone per calmare le iperacidità gastriche. Tra le sue altre proprietà benefiche annotiamo una funzione ipotensiva, antiuricemica e antireumatica. Nell’antichità il medico Avicenna lo raccomandava contro le palpitazioni cardiache, mentre santa Ildegarda lo consigliava come rimedio negli stati febbrili.

Ora vi svelo una particolarità : nella scorza del limone, sono presenti diversi olii essenziali tra cui il limonene, il terpene, il canfene, il pinene e il fellandrene, tutti dotati di una forte azione antisettica, antipiretica, battericida, antimicotica, sedativa del Sistema Nervoso Centrale e simolante del Sistema Immunitario. Viene usato in bioterapia nutrizionale come trattamento di supporto alle ulcere gastroduodenali, agevolando inoltre, tramite l’acido citrico presente, l’assorbimento del Calcio a livello del duodeno e esplicando, tramite la Citrina (flavonoide), un’azione tonica a carico dell’endotelio capillare, tanto da essere utilizzato nalla terapia dell’ascite, secondaria alla cirrosi epatica (Binet, Tanret, Laederich e Benoit). Nell’ingerire il limone, il bruciore gastrico si manifesta soltanto se c’è qualche lesione sulla parete dello stomaco o quando la mucosa è iperemica e/o irritata. Inoltre, esiste nei media, molta confusione circa l’effetto del limone sul transito intestinale: nelle popolazioni mediterranee dove il clima è caldo, quindi le persone sono più soggette a frequenti gastroenteriti acute vi è la convinzione che il limone svolga un’azione astringente, mentre nelle popolazioni nordiche esso è conosciuto è sfruttato per le sue proprietà lassative; in realtà, l’azione irritante sulle mucose della vitamina C e dell’acido citrico, lo rendono un alimento che sollecita energicamente il transito intestinale, infatti una spremuta di limone al mattino associata ad un cucchiaino di miele è un ottimo rimedio naturale contro la stipsi. In bioterapia nutrizionale, il succo di limone viene usato, oltre per ottenere un effetto antiacido marcato in situazioni acute, e anche per  risolvere situazioni cliniche caratterizzate da reflusso gastroesofageo e/o bruciori gastrici. Utilissimo anche nella nausea causata da ipoacidità o da iperacidità, il limone si comporta come un regolatore del pH gastrico, utilizzando l’azione tampone dei sali di citrato formatisi all’interno dello stomaco. Viene inoltre usato con successo, in associazione ad altri componenti naturali nella oligospermia, per aumentare la mobilità e quindi l’attività feconda degli spermatozoi; è, grazie al suo contenuto in Vitamina C, un potente catalizzatore per l’assorbimento del Ferro ematico e per questo, quando mangiate della carne, è vivamente consigliata su di essa una energica spruzzata di limone. Grazie all’azione degli olii essenziali contenuti nella sua buccia è un ottimo rimedio contro le tarme negli armadi, pertanto è sufficiente mettere 2 o 3 bucce di limone nell’armadio per conservare gli indumenti senza tarme. L’olio essenziale di Citrus estratto dalla buccia di limone, grazie alle sue proprietà viene usato in aromaterapia diluito in olio di mandorle per massaggi contro la  cellulite e diffuso nell’ambiente dove si soggiorna per aumentare la concentrazione mentale. E’ atossico, ma può causare sensibilizzazione, se dopo l’uso si viene esposti al sole, pertanto non va utilizzato in tali circostanze.

LE UOVA

UOVA

Analogamente al latte, anche l’uovo possiede tutto ciò che è necessario per lo sviluppo di un essere vivente. Nella storia della nutrizione umana l’uovo compare dopo il latte,  in quanto l’uomo,  solo gradualmente è diventato cacciatore ed agricoltore. Questa cellula gigante, programmata dalla natura e deputata al mantenimento e trasmissione della vita, gioca nella nostra alimentazione un ruolo di primo piano. Nella struttura dell’uovo intero consideriamo : il tuorlo o cellula uovo, l’albume ed il guscio calcareo che fa da contenitore. Particolare è la funzione del guscio, costituito da uno strato esterno calcareo e dai foglietti testacei all’interno; esso risulta impregnato di proteine dell’albume, con cui è a contatto internamente, che rienpiono le maglie del reticolo minerale, permettendo così il ricambio di ossigeno e l’espulsione dell’anidride carbonica attraverso i pori.

Per la sicurezza alimentare importantissima è l’integrità del guscio per evitare contaminazioni come per esempio la salmonella. E bene sapere che le uova fresche non galleggiano nell’acqua, in quanto la camera d’aria all’interno del guscio è troppo piccola. Mano a mano che l’ossigeno penetra attraverso il guscio la camera d’aria aumenta di volume, pertanto dopo alcuni giorni si ha il galleggiamento e l’evidenza che si sta consumando un prodotto non fresco. Dal punto di vista nutrizionale l’uovo è una struttura vivente provvista di un equilibrio perfetto e opportunatamente utilizzato, non crea mai difficoltà a nessun organo vitale, pertanto, a differenza della carne e del pesce, può essere consumato indifferentemente sia da soggetti sani che con patologie associate come quelle renali, epatiche, ecc. A questo proposito, è bene sapere, che si è a lungo ritenuto che il consumo di uova facesse aumentare il livello di colesterolo ematico a causa della colesterina, che effettivamente è presente nel tuorlo; tuttavia se la colesterina è presente nel tuorlo è altrettanto vero che nell’albume vi è una sostanza denominata “vidina” capace di neutralizzare l’effetto della colesterina. Pertanto l’organismo sceglierà quello di cui ha bisogno avendo a disposizione un alimento armonicamente equilibrato. Le funzioni organiche e vitali dell’uovo vanno verso la sua capacità di accrescimento, soprattutto della struttura muscolare, funzione che viene svolta in particolare dall’albume, mentre il tuorlo, contenente proteine in eccesso, ferro, iodio e soprattutto colesterina fornisce il materiale primario per la sintesi degli ormoni steroidei. Nella donna in menopausa, con segni di mascolizzazione, l’uovo deve essere dato con moderazione. Lo stimolo metabolico dell’uovo, non ha un’azione eccitante ma riequilibrante, pertanto, pur non potendosi considerare un alimento sedativo, può essere usato anche di sera nei casi di insonnia a condizione di usarlo crudo o poco manipolato dai processi di cottura in modo che la tiroide  recepisca una segnale equilibrato garantito dall’interezza dell’uovo crudo. C’è da dire che l’uovo, ha una sua caratteristica allergizzante di base, data dalla sua capacità di stimolare i metabolismi, percui è sempre controindicato quando esiste una reattività eccessiva; tuttavia l’uovo diventa induttore di allergie per il suo alto potere informativo e nutritivo. Infatti poiché le allergie dipendono dall’abbassamento del “livello di soglia” dell’individuo, l’uovo finisce per lavorare in questa direzione, rendendo sintomatologicamente manifesta una patologia che altrimenti rimarebbe latente. Anche nelle patologie oncologiche, dove un alimento come l’uovo potrebbe sembrare inopportuno, viene invece utilizzato proprio perchè il suo messaggio è armonico ed organizzato ed è programmato dalla natura per il sostegno e la continuità della vita.

 

 

DISTONIE NEUROVEGETATIVE ED ANALISI DELL’ IRIDE

DISTONIE NEUROVEGETATIVE

Molte persone non sanno neanche che esistono, forse perchè certe sensazioni spesso sono considerate normali, ma svegliarsi la mattina stanchi o svegliarsi frequentemente di notte, oppure alzarsi riposati ma accusare una progressiva stanchezza durante la giornata, o magari soffrire di ansia, frenesia, magari associate ad ipertensione, o avere mancanza di energie e vitalità, potrebbe nascondere una distonia neurovegetativa. Le distonie, sono regolate da quattro diatesi, scoperte dal medico francese Jacques Ménétrier verso la prima metà del 1900 e possono essere :

1) diatesi allergica. E’ la tendenza di un soggetto ad essere iperattivo, esageratamente, sono persone ottimiste, passionali, irascibili, bisognose di attività. La sitomatologia può presentare astenia mattutina che si dissolve con la ripresa delle attività mattutine, iperattività nelle ore notturne e disturbi del sonno. Le patologie associate sono : ipertensione arteriosa vascupolatie superficiali e profonde, alterazioni del metabolismo glucidico, lipidico e dell’acido urico, sindrome dell’intestino irritabile, gotta, emorroidi e malattie allergiche (riniti, raffreddore da fieno), malattie artrosiche autoimmuni, polimenorrea e dismenorrea.

2) diatesi ipostenica. E’ l’esatto contrario della precedente, in quanto è la tendenza della persona ad essere ipoattivo, esageratamente. I soggetti di questa diatesi hanno meno energia e pertanto tendono ad economizzarla, sono persone calme, ponderate, controllate nelle reazioni emotive, non amanti di tutte quelle attività che richiedono impegni e sforzi prolungati. La sintomatologia può presentare stanchezza nelle ore notturne, mancanza di resistenza, facile esauribilità, bisogno continuo di riposo e di relax. Il sonno non è mai ristoratore. Le patologie associate sono : infezioni dell’apparato respiratorio, flogosi linfatiche, infezioni dell’apparato urinario con cistiti ricorrenti e leucorree recidivanti, artrosi, artriti, cefalea, diabete, obesità, patologie gastro-intestinali e coliti.

3) diatesi distonica. La distonia è il prodotto dell’usura alla quale sottoponiamo il nostro organismo. E’ ovvio che tanto più i fattori genetici, lo stile di vita e l’alimentazione sono scadenti, tanto più l’usura sarà inevitabile. Il soggetto è ansioso, emotivo, tendente alla depressione, con deficit della concentrazione e della memorizzazione, con invecchiamento generale ed organico.

La sintomatologia presenta una stanchezza progressiva durante la giornata che raggiunge il punto massimo nel pomeriggio, si evidenzia stanchezza e mancanza di forze agli arti inferiori, ed il sonno è caratterizzato da frequenti risvegli, inoltre spesso si evidenziano mani sudate ed eretismo cardiaco. In età avanzata è facile ricorrere in persone che piangono senza un vero motivo, ed hanno crisi ricorrenti di lieve depressione. Le patologie associate sono : ipertensione arteriosa, patologie cardiovascolari, artrosi, cefalea, disturbi psichici, obesità, telangectasie, litiasi della coleciste, delle vie biliari e delle vie renali, emorroidi, utero fibromatoso, impotenza, frigidità e disturbi urinari.

4) diatesi anergica. Questa diatesi denota l’incapacità di autodifendersi, vi è mancanza di vitalità, depressione, deficit della memoria e della concentrazione, indecisione o volubilità nelle decisioni, delusione della vita. E’ tipica delle persone con assenza delle difese psicofisiche ed immunologiche.

La sintomatologia presenta astenia profusa e prolungata nel tempo, deficit psicoimmunologico, sonno pressoché assente, con incubi notturni, angoscia e crisi di panico.

Le patologie associate sono : poliartrite, reumatismo grave, infezioni acute e recidivanti sostenute da virus, batteri e funghi (come per esempio la Candida albicans), calo ponderale, cachessia, ernia iatale e reflusso gastro-esofageo e ulcera gastro-duodenale.

 

Tutte queste diatesi sono valutabili mediante analisi dell’iride, ed in particolare dall’analisi  

dell’ O.P.I. (Orlo Pupillare Interno), dove, si evidenzia il terreno biologico presente e l’eventuale l’appartenenza  alla diatesi specifica. Questa analisi è semplice, non invasiva e indolore  e viene effettuata analizzando l’immagine della propria iride, rilevata con diversi sistemi, (lente, fotografia, iridoscopio, ecc.ecc.). Pertanto consiglio a tutte le persone, che si identificano in una o più diatesi sopra esposte, di eseguire questa analisi per ritrovare l’equilibrio psicofisico e il benessere, persi.

Spero che questo articolo sia stato utile a chiarire alcuni aspetti dei nostri disagi e a comprendere meglio la nostra essenza.

 

 

ARRIVA L’AUTUNNO : E’ L’ORA DELLA VITAMINA C

VITAMINA C
La vitamina C o acido ascorbico è sicuramente il supplemento vitaminico più popolare al mondo e per alcuni versi anche il più controverso. Anche se ricercatori ed esperti non concordano su quale sia il reale fabbisogno di vitamina C , è fuori discussione il suo ruolo essenziale nella nutrizione umana. Benchè la maggior parte delle persone sono consapevoli che le spremute di agrumi siano le fonti migliori di vitamina C  e bene sapere che anche le verdure ne contengono in quantità elevata , soprattutto broccoli , peperoni , patate  e cavolini di Bruxelles ; per questo scopo, è estremamante importante consumare le verdure fresche tagliate il più rapidamente possibile, perchè la vitamina C si ossida a contatto con l’aria, pertanto, verdure fresche tagliate e esposte all’aria , perdono dal 40% al 50% del loro contenuto di vitamina C nelle prime 3 ore ; una fetta di melone , lasciata scoperta nel frigorifero perde il 35% del contenuto di vitamina C in meno di 24 ore. Il nostro organismo non riesce a produrre la vitamina C come fa invece con altre vitamine , pertanto è fondamentale l’assunzione per l’importanza che riveste nella nostra nutrizione. La principale funzione della vitamina C è la sintesi di collagene , la più importante proteina del nostro organismo poiché tiene insieme in nostro corpo (tessuto connettivo , cartilagine , tendini , ecc.ecc.) , è essenziale per la cicatrizzazione delle ferite, per avere gengive sane e per prevenire la tendenza di ecchimosi; inoltre è fondamentale per il sistema immunitario, per la sintesi dei neuro- trasmettitori, degli ormoni, della carnitina ed è inoltre il più importante antiossidante in veicolo acquoso . Anche se la vitamina C è indispensabile tutto l’anno, perchè è maggiormente necessaria la sua assunzione nei periodi invernali ? Perchè nei periodi invernali siamo più esposti alle infezioni delle vie aeree (bronchiti , tonsilliti , faringiti , tosse ecc.ecc.) e l’infezione riduce rapidamente la concentrazione di vitamina C nel nostro organismo, che di norma è elevata nei globuli bianchi e soprattutto nei linfociti, pertanto,  se la vitamina C consumata non viene prontamente reintegrata nell’organismo, si genera una carenza organica con conseguente indebolimento del sistema immunitario in quanto viene a mancare la stimolazione della funzione e dell’attività dei globuli bianchi (incaricati di combattere le infezioni) , viene a mancare l’aumento dei livelli di interferone, la risposta degli anticorpi e la secrezione degli ormoni timici , con conseguente debilitazione generale dell’organismo che risulta così facilmente attaccabile. Questo è anche il motivo percui se teniamo alti i livelli di vitamina C nel nostro organismo ci ammaliamo più raramente . Particolare attenzione va posta nel far consumare la vitamina C alle persone più deboli , bambini , anziani , cardiopatici , dializzati , ecc. ecc. Una nota particolare va alla protezione che la vitamina C svolge , assendo un potente antiossidante , nella prevenzione dei tumori , pertanto è fortemente consigliata alle persone predisposte geneticamente, ai forti fumatori e bevitori e durante i periodi di depressione e angoscia. Ah scordavo, anche le persone anemiche e iposteniche devono utilizzare frequentemente la vitamica C, soprattutto in concomitanza ad un’integrazione di ferro, in quanto praticamente raddoppia l’assorbimento ematico  di quest’ultimo.